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VIRTUS BASKET APRILIA

NEWS

28/12/2017
SPORT E SCUOLA? L'ITALIA FANALINO DI CODA

Dopo il fallimento della Nazionale di calcio italiana, come quella di basket del resto sia maschile che femminle, è logico domandarsi se il modello europeo sia davvero efficiente, o meglio se lo era prima ed ora non più. Ad esempio l'ordinamento sportivo americano diverge sensibilmente, sia per cultura che organizzazione, da quello europeo e le sue peculiarità sono meritevoli di attenzione. Senza soffermarci troppo sul modello organizzativo-gerarchico, focalizzo l'attenzione più sul ruolo svolto dalle istituzioni scolastiche italiane per la preparazione e formazione degli atleti, che si differenzia notevolmente dal resto dei Paesi europei e dal “nuovo mondo”. Secondo il rapporto “Educazione fisica e sport a scuola in Europa”: "La nostra è una delle pochissime nazioni dell’Unione europea che, pur avendo indicato l’educazione fisica come materia obbligatoria, nelle scuole primarie ha consentito la completa flessibilità di orario. Ciò significa che gli insegnanti hanno facoltà di far svolgere attività fisiche ai bambini quando e come meglio credono. Peccato che questo di traduca molto spesso in una corsetta o in qualche esercizio a corpo libero". Tradotto: non si può quantificare il tempo trascorso per l'insegnamento dell'educazione fisica. Detto ciò è evidente che occorre andare oltre gli orizzonti conosciuti e rivedere il modello sportivo attuale, che sembrerebbe non offrire più risposte soddisfacenti. A questa carenza la Virtus Bk Aprilia ha ben pensato di introdurre l'ora di attvità motoria in alcune scuole d'infanzia, in particolar modo, per rendere i bambini consapevoli del proprio corpo attraverso l' attività motoria di base. I dati inoltre dimostrano un calo progressivo delle ore di educazione fisica dalla scuola primaria fino a quella superiore rispetto agli altri Paesi dell'Unione Europea, poiché diminuisce la percezione dell'importanza della materia stessa da parte dei ragazzi ed anche i professori trovano serie difficoltà nel pianificare un piano di studi. In aggiunta, è nota la carenza di strumenti e spazi per l'educazione fisica nelle strutture scolastiche italiane e sembra non esserci l'intenzione da parte delle istituzioni di migliorare questa situazione, rendendo evidente come lo sport sia agli ultimi posti nel Belpaese.
Ma terminate le scuole superiori? Ecco, altra versione moderna dettata dal modello sportivo americano riguarda il ruolo svolto dalle università per la preparazione e la formazione degli atleti. I campionati universari rappresentano un vero e proprio trampolino di lancio per il professionismo e quindi le selezioni annuali dei draft, che sono organizzati da associazioni sportive, diventa un appuntamento da non lasciarsi sfuggire. Contrariamente, le università italiane ed in generale europee non prevedono la formazione di futuri atleti con tanto di rilascio di borsa di studio, ma il tutto è delegato a enti esterni privati. Il sistema sportivo americano non rappresenta tuttavia un rimedio assoluto, ma potrebbe essere una fonte di ispirazione.
Il fallimento della nostra nazionale ha anche altre radici. Sono circa 20 anni che si parla di questo tema: i giovani italiani da noi non trovano spazio. Al contrario prendere uno straniero risulta più facile: non c'è dispendio di risorse umane nella sua formazione (pronto quindi a debuttate) e di conseguenza economici.



La mancanza di strutture adeguate, la scarsa affermazione dello sport nello scuole, la preferenza verso atleti stranieri il tutto condito dallo sport inteso come “il successo ad ogni costo” che alimenta la volontà nel conseguire prestazioni sempre più elevate, segna definitivamente un declino da cui occorre risorgere.
L'Italia è un Paese profondamente da rifondare, alla deriva e lo sport è lo specchio di tale società. Invece di occuparsi dell'intero settore in termini di divertimento, educazione, socializzazione, valori comuni, salute, uguaglianza, gli enti preposti sembrano essere inclini a inflitrazioni politiche, ottenendo soltanto risultati agonistici e gestionali fallimentari. L'assenza di un'assoluta cultura sportiva ha portato conseguenze preoccupanti: sovrappeso, doping, abbandono giovanile e ragazzi incapaci di affermarsi e deboli dal punto di vista caratteriale. Quel che resta dello sport è inteso come strumento nelle mani di pochi, svuotandolo dei suoi significati più autentici.
Dunque, l'Italia intera ha bisogno di nuove fondamenta per rinascere e tornare quella che era prima: un Belpaese.


 

     

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